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AVIS CHIOGGIA
L'AVIS è una Associazione privata che persegue scopi e finalità di pubblico interesse.
AVIS vuol dire: Associazione Volontari Italiani del Sangue; è quindi una Associazione a carattere nazionale diffusa in tutta Italia.
AVIS "nasce" negli anni '20 dall'idea di un medico, il Dott. Vittorio Formentano che, con un primo gruppo di volontari, dà inizio a quella che diventerà poi la più numerosa Associazione di donatori di sangue sia in Italia che nel mondo.
L'AVIS si costituisce con atto pubblico nel 1946 ed ottiene il riconoscimento giuridico con la legge n. 49 del 20 Febbraio 1950.
La sede legale dell'Associazione è a Milano e attualmente gli uffici della Sede Nazionale sono collocati in via Livigno, 3.
L'AVIS ha un proprio Statuto ed un Regolamento di attuazione cui sono vincolati tutti gli aderenti.
Tale Statuto è conforme alle disposizioni di legge sia in materia trasfusionale (legge 107 del 4 Maggio 1990) che in materia di volontariato (legge 266 del 11 agosto 1991). Inoltre con l'entrata in vigore del D.Lgs. 4/12/1997 n. 460 l'AVIS é diventata anche una ONLUS (Organizzazione non Lucrativa e di Utilità Sociale)
All'AVIS possono aderire gratuitamente sia coloro che donano volontariamente e anonimamente il proprio sangue e sia coloro che, pur non potendo per motivi di inidoneità fare la donazione, collaborano però gratuitamente a tutte le attività di promozione, proselitismo e organizzazione.
L'AVIS è una Associazione di volontari: volontari sono i donatori e volontari sono i suoi dirigenti.
L'AVIS è quindi una Associazione che fonda la sua attività principalmente sui principi della democrazia, della libera partecipazione sociale e sul volontariato quale elemento centrale e strumento insostituibile di solidarietà umana.
L'AVIS è presente su tutto il territorio nazionale con una struttura ben articolata, suddivisa in 2.796 sedi Comunali, 91 sedi Provinciali, 21 sedi Regionali e l'AVIS Nazionale, il cui organo principale è il Consiglio Nazionale. Sono inoltre attivi 530 Gruppi Avis, organizzati sopratutto nelle aziende, sia pubbliche che private, come ulteriore testimonianza della presenza associativa nel tessuto sociale.
È una Associazione che non ammette alcuna discriminazione ed esclude qualsiasi fine di lucro.
L'AVIS infine partecipa, in regime di convenzione, con il Servizio Sanitario Nazionale alla raccolta del sangue con proprie strutture e personale.
ATTIVITÀ ASSOCIATIVA
Il compito primario dell'AVIS è quello di ottenere l'iscrizione di un numero di soci donatori adeguato alle necessità trasfusionali nazionali e di fare in modo che tutto il sangue disponibile venga prelevato ed utilizzato proficuamente.
Per questo l'AVIS adotta e sviluppa a tutti i livelli associativi ogni iniziativa al fine di promuovere, coordinare e disciplinare il volontariato del sangue, ed in particolare:
svolge opera di stimolo della solidarietà attraverso il proselitismo e la propaganda a favore del dono del sangue e degli emocomponenti;
cura la chiamata dei donatori per l'effettuazione dei prelievi;
attua e persegue ogni impegno per diffondere una medicina preventiva verso i propri associati;
partecipa alla programmazione ed alla gestione dell'intero servizio trasfusionale, in conformità al disposto della Legge n. 107/90 e sue applicazioni;
contribuisce all'approfondimento tecnico, scientifico ed organizzativo dei problemi promozionali, organizzativi, trasfusionali ed immunoematologici anche in relazione al trapianto di organi e promuove l'informazione sulla donazione del midollo osseo, su ogni altra terapia alternativa e integrativa della emotrasfusione e sulle novità scientifiche immunotrasfusionali tra i propri associati;
vigila per il migliore utilizzo e la distribuzione ottimale del sangue raccolto, degli emocomponenti e dei loro derivati nonchè per un pronto utilizzo delle eccedenze;
promuove e sviluppa attività di coordinamento tra le Associazioni di volontariato e fra quelle del sangue in particolare per una maggiore diffusione dei valori della solidarietà e per un migliore impegno del volontariato, nell'ambito delle competenze ad esso attribuire dalla legge;
promuove e coordina, nel settore sociale e sanitario, attività accessorie e complementari rispetto alla donazione ed alla raccolta del sangue.
PROFILO DELL'ASSOCIAZIONE
AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue) è una associazione privata, senza scopo di lucro, che persegue un fine di interesse pubblico: garantire un'adeguata disponibilità di sangue e dei suoi emocomponenti a tutti i pazienti che ne hanno necessità, attraverso la promozione del dono, la chiamata dei donatori e la raccolta di sangue. Fonda la sua attività sui principi della democrazia, della libera partecipazione sociale e sul volontariato, quale elemento centrale e insostituibile di solidarietà umana. Vi aderiscono tutti coloro che hanno intenzione di donare volontariamente e anonimamente il proprio sangue, ma anche chi, non potendo fare donazioni per inidoneità, desideri collaborare gratuitamente a tutte le attività di promozione, proselitismo e organizzazione.
Oggi è la più grande organizzazione di volontariato del sangue italiana che, con 871.779 donatori volontari e periodici, raccoglie circa l'80% del fabbisogno nazionale di sangue. Lo Stato italiano gli riconosce la natura privata e ne sostiene l'attività attraverso rimborsi, stabiliti da un decreto ministeriale ed erogati secondo apposita convenzione dalle Aziende Sanitarie per la promozione, la chiamata e l'invio dei donatori alle strutture trasfusionali sia pubbliche che dell'Associazione e per la raccolta diretta delle unità di sangue. Nessun'altra cifra è corrisposta all'Associazione per il servizio di raccolta del sangue.(1')
AVIS è presente su tutto il territorio nazionale con una struttura articolata e suddivisa in:
2.796 AVIS Comunali, 91 AVIS Provinciali, 22 AVIS Regionali (in Trentino Alto Adige sono presenti 2 sedi, mentre la sede in Svizzera è considerata come regionale) e una AVIS Nazionale. Il Consiglio Nazionale, organo principale eletto ogni tre anni dall'Assemblea dei Delegati, è formato da 45 membri che rappresentano tutte le regioni e le province autonome d'Italia. Anche in Svizzera è presente una sede AVIS fondata da emigranti italiani negli anni '60. Tutte le attività sono regolate da uno Statuto e da un Regolamento associativo.
Nello svolgere le proprie funzioni, l'Associazione si attiene alla legge quadro 107/90, che disciplina le attività relative al sangue e ai suoi componenti e alla produzione di plasmaderivati, ai relativi Decreti attuativi e alla legge sul volontariato 266/91 per la quale è iscritta agli appositi Albi Regionali.
Aderisce al regime ONLUS, Dlgs 460/97 e partecipa, in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, alla raccolta del sangue anche con proprie strutture e personale.
1' Per l'invio dei donatori al servizio trasfusionale di riferimento è previsto un rimborso di lire26.220 in base al D.M.T. 23/11/93 (art.2). Per quanto riguarda la raccolta diretta del sangue, al rimborso precedente, si aggiunge quello indicato dall'art. 3, comprensivo di tutti i costi rilevati per effettuare la raccolta del sangue (personale, trasporto, ristoro ed esami pre-donazioni, sacche, provette, materiali d'uso) che, sempre per il sangue intero, è pari a lire 71.030. (I rimborsi fissati dal decreto dovrebbero essere aggiornati annualmente secondo i dati ISTAT, in realtà l'ultimo aggiornamento risale al 1995).
IL MODELLO ITALIANO E GLI OBIETTIVI DI AVIS
Avere un servizio trasfusionale efficiente e sicuro è un diritto per tutti i cittadini. L'attività di AVIS è finalizzata alla promozione di una donazione del sangue che garantisca la sicurezza del donatore e del ricevente. Per questo motivo, prima della donazione, ogni aspirante donatore viene sottoposto a un colloquio e a una visita medica accurata.
AVIS annovera fra le proprie fila solo donatori periodici che donano il sangue a intervalli regolari e sono sottoposti a costanti monitoraggi del proprio stato di salute.
Tutte le sacche di sangue raccolte vengono catalogate con un numero progressivo dalle Strutture Trasfusionali pubbliche presso cui è stata effettuata la donazione. Tale indicazione viene poi riportata sull'apposito Registro delle Donazioni del sangue e sulla cartella clinica del paziente. Così, qualora si verifichino casi di malattie post-trasfusionali, è possibile risalire sempre alla provenienza del sangue, bloccando l'attività donazionale della persona.
La legge 107/90 - In Italia il sistema trasfusionale è regolamentato dalla legge n. 107 del 4 maggio 1990, "Disciplina per le attività trasfusionali relative al sangue umano e ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati" e da numerosi decreti di attuazione. La legge, che definisce il modello organizzativo generale del sistema trasfusionale, individua le principali istituzioni coinvolte nel raggiungimento degli obiettivi e ne ritaglia ruoli e competenze.
Nel 1999 in Italia sono state raccolte complessivamente 1.913.299 unità di sangue intero (dati ISS 2000), a fronte di un fabbisogno teorico annuo di circa 2.300.000 unità di sangue intero calcolate in base ai parametri previsti nel Piano Sangue e Plasma triennale 99/01 - 40.000 unità per milione di abitanti (57.612.615 abitanti - dati ISTAT Censimento 1999). L'autosufficienza di sangue non viene raggiunta anche perché esistono forti squilibri tra regioni eccedentarie e regioni carenti. Solo 12 regioni sono autosufficienti: Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, province autonome di Trento e Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Molise; mentre non lo sono: Abruzzo, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna (fonte ISS 2000). Per raggiungere il fabbisogno teorico di sangue mancano circa 400.000 unità di sangue intero. Il numero dei nuovi donatori invece di aumentare è addirittura diminuito del 2% rispetto al 1997 e la tendenza è piuttosto allarmante in quanto la diminuzione si registra soprattutto nelle regioni del Nord, Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, che tradizionalmente hanno un alto numero di donatori. Donatori in calo anche in Campania, Sicilia e Sardegna. Inoltre, permane, in particolare nelle zone carenti, ma anche nelle altre regioni d'Italia, in particolare nei periodi critici come l'estate, il ricorso alle donazioni occasionali, che accentuano i rischi per i riceventi. Per questo solo efficaci meccanismi normativi di autocompensazione possono garantire il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Per quanto riguarda il plasma la situazione è ancora più grave, in quanto la quantità complessiva raccolta nel 2000 in Italia è di 450.000 litri, insufficiente a coprire la richiesta stimata in circa 800.000 litri annui (dati ISS 2000). Nelle aree carenti perdura dunque il ricorso alla donazione occasionale, come pure la dipendenza dall'importazione di farmaci plasmaderivati dall'estero con i maggiori pericoli che tale situazione comporta in merito al rischio di contrarre gravi malattie.
La riforma della L. 107/90 - In Italia gli obiettivi di autosufficienza nazionale non sono stati ancora raggiunti, a causa della grande frammentazione del sistema trasfusionale (380 strutture trasfusionali presenti sul territorio), dell'assenza o dello scarso funzionamento di strutture di coordinamento e di efficienti meccanismi di programmazione e finanziamento. La mancanza di uno specifico programma nazionale per la promozione del dono del sangue e per il rafforzamento delle organizzazioni di volontariato del sangue sta inoltre comportando una preoccupante tendenza alla riduzione del numero dei donatori. Questa situazione genera inoltre una effettiva difficoltà a introdurre tempestivamente ed efficacemente nel nostro sistema trasfusionale alcune norme comunitarie in materia di standardizzazione e sicurezza trasfusionale (es. screening mediante metodi di diagnostica molecolare per l'HCV).
Appare quindi indispensabile dare completa attuazione al II Piano Nazionale Sangue e Plasma 1999-2001, approvato nel corso della Conferenza Stato/Regioni che si è tenuta il 2 dicembre 1999 a Roma e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 52 della "Gazzetta Ufficiale" n. 73 del 29/03/00. Gli obiettivi del Piano, che mira a ottenere un modello equilibrato ed efficiente di raccolta e gestione di sangue e plasma, prendono spunto dall'esperienza portata avanti a partire dalla legge 107/90 e dal suo processo di revisione attualmente in atto. Il Piano riconosce proprio nell'autosufficienza di sangue un interesse di carattere nazionale, non frazionabile e tra le principali azioni indicate per raggiungere l'obiettivo vi è proprio l'aumento del numero dei donatori volontari periodici attraverso il coinvolgimento del volontariato organizzato, soprattutto nelle regioni carenti. A questo proposito il Piano intende valorizzare il ruolo del volontariato per quelle funzioni che sono specificamente affidate alla legge 107/90, in particolare sviluppando azioni finalizzate al suo coinvolgimento nella programmazione dell'autosufficienza, con predisposizione di strumenti idonei a diffondere la cultura della solidarietà, a promuovere la donazione di sangue ed emocomponenti in forma volontaria, anonima, periodica e non remunerata, con la progressiva eliminazione della donazione occasionale. Tra i vari obiettivi, inoltre, il Piano si prefigge di conseguire una razionalizzazione del modello organizzativo, sviluppo scientifico e tecnologico, nonché qualità, efficienza ed economicità di gestione delle strutture trasfusionali, autosufficienza europea e iniziative di cooperazione internazionale.
Oltre al Piano Nazionale Sangue e Plasma, che rappresenta un documento base fondamentale, è necessario che venga al più presto approvata la riforma della legge 107/90, che disegna un nuovo modello organizzativo per il Servizio Trasfusionale Italiano e che consentirà all'Italia di raggiungere l'autosufficienza regionale e nazionale del sangue e dei suoi derivati, innalzare i livelli di sicurezza delle trasfusioni e sanare il divario tra le aree del Paese in termini di donazioni.
La riforma dovrebbe disegnare un nuovo modello per l'intero "sistema sangue" garantendo un forte e flessibile coordinamento sul territorio delle attività trasfusionali sia a livello regionale che nazionale, con la nascita dei Dipartimenti di Medicina Trasfusionale, dei Centri Regionali di Coordinamento e di una struttura dedicata al coordinamento delle attività, facente capo al Ministero della Salute. Una vera e propria piramide, che vedrà i dipartimenti di medicina trasfusionale coordinati dalle regioni attraverso il Centro Regionale di Coordinamento e le regioni, a livello centrale, dal Ministero.
Con la riforma si garantirà inoltre una maggiore sicurezza delle trasfusioni attraverso l'incentivazione della raccolta controllata di sangue di donatori volontari e periodici e, attraverso un sistema di compensazione, le ASL e le regioni potranno scambiare il sangue e gli emoderivati, coniugando il principio solidale su cui si fonda la donazione del sangue e l'ottimizzazione delle risorse.
Le associazioni saranno direttamente coinvolte dal Ministero della Salute per organizzare a livello nazionale e regionale grandi campagne di sensibilizzazione e pianificare bisogni e attività trasfusionali e, in generale, il volontariato potrà assumere un ruolo sempre più attivo e impegnato nella programmazione delle attività trasfusionali contando su una precisa definizione dei ruoli a garanzia di un corretto rapporto tra associazioni e volontariato, strutture pubbliche e istituzioni.
Altra novità importante, contenuta nel provvedimento di riforma, è la ridefinizione dei rapporti con l'industria, per la produzione e la distribuzione degli emoderivati. Oggi gli emoderivati possono essere forniti solo dalle aziende che hanno l'intero ciclo produttivo nel nostro Paese. In tal modo si crea un'oggettiva situazione di monopolio. Con la nuova normativa si potrà prevedere la possibilità per le regioni di stipulare convenzioni con le aziende i cui impianti siano posti sul territorio dell'UE.
AVIS conta molto sull'approvazione della nuova legge che, una volta per tutte, creerà le condizioni per il coordinamento tra le regioni e renderà il nostro sistema trasfusionale più moderno e in linea con gli standard europei